Dipendenza affettiva e narcisismo

Incapacità di dire “no”: come superare un’eccessiva accondiscendenza

1 Agosto 2019

Dire di “no” non è un atto meramente pratico ma nasconde in sé varie sfaccettature. Spesso la mancanza di capacità pratiche è solo la punta di un iceberg, sotto ci stanno le nostre convinzioni su quello che è giusto e sbagliato, le insicurezze, i sensi di colpa e le paure.

Saper dire di no è molto più di una tecnica. Non è infatti sufficiente imparare delle tecniche, i modi di dire di no ma bisogna innanzitutto avere delle idee chiare con noi stessi. Occorre sapere cosa vogliamo una volta fatto il bilancio di costi e benefici, occorre anche essere convinti della legittimità del nostro rifiuto e essere preparati alle sue conseguenze.

Essere accondiscendenti può presentare dei vantaggi nell’immediato perché abbassa la tensione emotiva e elimina il senso di colpa. A medio-lungo termine però risulta controproducente. Perché? Innanzitutto ci costringe a mettere da parte i nostri bisogni importanti per soddisfare quelli degli altri. Da lì nasce il senso di ingiustizia e di sfruttamento, cresce la rabbia che deteriora le nostre relazioni con gli altri. Inoltre l’incapacità di dire di no ci appesantisce, facendoci caricare troppe cose sulle spalle e togliendoci le energie.

L’incapacità di dire di no si incontra spesso in chi ha dei tratti dipendenti di personalità. La cosa che sorprende è che può essere presente anche in altre personalità, compresa quella narcisistica in cui è legata soprattutto al giudizio e al senso di colpa.

Cerchiamo ora di andare per gradi e capire le cause dell’incapacità di dire “no” per poterla superare.

 

Le 5 cause principali dell’incapacità di dire “no”

 

1) Senso di colpa e giudizio

scelta tra se stessi e gli altriUna delle principali cause del disagio nel dire “no” è la paura del giudizio e il senso di colpa. Ci è stato insegnato di essere altruisti, di ascoltare i bisogni degli altri, di essere a loro di aiuto. Pensare agli altri è vista come una cosa nobile, pensare a se stessi invece viene quasi condannato. Rifiutando una richiesta ci si può quindi sentire egoisti o si può avere paura di essere visti come tali.

L’altruismo è indubbiamente una cosa sana e funzionale alla collettività. E’ importante aiutarsi a vicenda per vivere meglio tutti quanti nella società. Questo non significa però mettere automaticamente i bisogni degli altri davanti ai nostri. Perché i nostri bisogni dovrebbero essere meno importanti di quelli degli altri? Non è sbagliato pensare al proprio bene. Anzi, se noi stiamo bene è più facile che stiano bene con noi anche gli altri.

 

2) Paura di conflitto, di disapprovazione e/o di abbandono

Paura di conflittoUn altro motivo per cui si può risultare troppo accondiscendenti è la paura delle conseguenze del proprio “no”. Si può temere di rompere l’equilibrio relazionale e scatenare un conflitto, con le reazioni rabbiose, svalutanti e accusatorie dell’altro. Nel peggiore degli scenari si immagina di essere rifiutati come persone e che la relazione si interrompa.

In questo modo non affermiamo mai i nostri bisogni ma li mettiamo sempre da parte per assecondare le richieste dell’altro. Non siamo padroni della nostra vita e delle nostre decisioni ma veniamo “trasportati dalla corrente” a seconda dei desideri degli altri. Spesso è un meccanismo inconsapevole e l’unica cosa di cui ci rendiamo conto è il senso di impotenza e di paura. A volte emerge il senso di ribellione e di rabbia e si tenta di difendere il proprio punto di vista e i propri desideri. Questa “ribellione” viene però subito soffocata dalla reazione risentita o distaccata dell’altra persona.

Purtroppo non è possibile che i desideri degli altri coincidano sempre con i nostri. Spesso bisogna “negoziare” e trovare dei compromessi, un punto di incontro. Non è fattibile evitare il conflitto, se non al costo del proprio benessere. Bisogna imparare a gestire al meglio le reazioni avverse dell’altra persona ad un “no” e a tollerare le proprie emozioni di disagio che ne conseguono.

 

3) Convinzione che gli altri debbano capire da soli i nostri bisogni

esplicitare i propri bisogniE’ comune il pensiero che dovrebbero essere gli altri a rendersi conto che la loro richiesta è fuori luogo o che va contro i nostri bisogni. Ecco, non funziona così.

Gli altri hanno il diritto di chiedere, noi però abbiamo il diritto di rifiutare. Siamo noi a dover stabilire un limite. Nessuno può sapere meglio di noi cosa ci va di fare e cosa no, quale compromesso siamo disposti ad accettare e quale no.

Se siamo troppo accondiscendenti e diciamo sempre di sì: 1) attireremo delle persone che lo usano a proprio vantaggio; 2) tutti quanti, anche le persone più sensibili del mondo, tenderanno a pensare che a noi va sempre bene tutto e che le cose che ci chiedono non ci creano problemi o disagi.

Non possiamo lasciare la decisione in mano agli altri sperando che capiscano i nostri bisogni e il nostro disagio senza che glieli comunichiamo.

 

4) Vivere i problemi degli altri come se fossero i nostri

empatiaE’ sano essere empatici nei confronti degli altri ma non è salutare esserlo troppo. In altre parole, essere empatici significa in realtà comprendere le emozioni dell’altro e avere il desiderio di aiutarlo ma non significa “accollarsi” il suo disagio.

Se viviamo il problema dell’altra persona come se fosse nostro, rimaniamo invischiati nella sua percezione della realtà e non possiamo guardare le cose da una prospettiva più oggettiva e bilanciata. Il senso di disagio diventa pressante e avvertiamo l’urgenza di risolvere subito il problema. In realtà in molte situazioni non c’è tutta questa urgenza e non c’è il bisogno di mettere immediatamente in stand-by la propria vita dando la precedenza alle richieste dell’altro.

Solo fermandoci un attimo e osservando il problema con un po’ di distanza è possibile capire un’effettiva urgenza delle cose e stabilire delle priorità tra i nostri impegni e le richieste dell’altra persona.

 

5) Dubitare di se stessi

Dubitare di se stessiInfine, la difficoltà di dire di no spesso nasconde la poca fiducia in se stessi. Come facciamo a trasmettere con sicurezza il nostro pensiero se per primi non ne siamo convinti fino in fondo?

Nella situazione ideale i nostri punti di vista combaciano con quelli degli altri, c’è una sintonia tra desideri e bisogni propri e quelli dell’altra persona. Purtroppo, nella realtà questo scenario si verifica raramente. Dobbiamo essere noi a capire autonomamente che cosa vogliamo e quali sono le nostre priorità, senza dare per scontato che le priorità dell’altra persona siano più importanti. In questo le emozioni sono importanti, ci fanno da segnaletica per capire cosa ci fa stare bene e cosa no.

E’ importante dare ascolto alle proprie emozioni e non ignorarle o screditarle. Se, ad esempio, qualcuno ci chiede qualcosa e avvertiamo il senso di rabbia o di oppressione è bene non sminuire queste sensazioni. Evidentemente la richiesta dell’altro nuoce in qualche modo ai nostri bisogni ed è fondamentale capirne il motivo e dare valore ai propri bisogni.

 

In conclusione..

In conclusione, il non saper dire “no” spesso ha delle radici profonde nella nostra persona e nel nostro modo di vedere il mondo. E’ da lì che dobbiamo partire per risolvere il problema. Poi, a livello più pratico, ci sono delle tecniche di comunicazione assertiva che permettono di difendere il proprio punto di vista nell’interazione con gli altri. Questo però sarà l’oggetto di un altro articolo che spero di pubblicare a breve!

Se avete delle riflessioni o domande potete utilizzare lo spazio sottostante dedicato ai commenti!

Katarzyna A. Ratkowska

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D.ssa Katarzyna A. Ratkowska

Psicologa e Psicoterapeuta Padova e Online

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